ERIC CLAPTON AND STEVE WINWOOD: Live from Madison Square Garden

giugno 26, 2009 by admin  
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clapton-winwoodIl risultato dei tre concerti newyorchesi di Eric Clapton e Steve Winwood del febbraio 2008 è ora stampato su due cd e altrettanti dvd, in una collection dal titolo Live from Madison Square Garden. Una grandiosa scaletta è alla base della buona riuscita di questo lavoro, nel primo cd 12 tracce da intenditori mentre nel secondo si susseguono 9 classici che strizzano l’occhio ad un pubblico più vasto. Apre le danze Winwood con Had to cry today, potente e carica di soul, la stessa che neanche a farlo apposta inaugurava il primo lato di Blind Faith. Clapton risponde con un Rock’n'roll ani ’50 Low Down e Magic Steve replica con un rithm&blues firmato Buddy Miles. Si continua con una versione claptoniana di Forever Man e con Glad, dell’epoca di Traffic, (40 anni fa) ma che Winwood suona al piano come se l’avesse appena scritta. Nel secondo cd una versione addirittura velocizzata di After Midnight a dimostrare quanto i due siano in gran forma, non mancano i tributi a jimi Hendrix, Little Wing e Voodoo Chile e nemmeno un pezzo di Robert Johnson suonato con una sola chitarra acustica.Per la serie non ci facciamo mancare proprio nulla arrivano uno dietro l’altro Can’t find My way home e Dear Mr. Fantasy, per concludere con Cocaine. La domanda alla fine dell’ascolto nasce spontanea quanto scontata: come mai dopo la breve ma intensa esperienza dei Blind Faith i due ci hanno fatto aspettare 40 anni?

Rock and roll virus. Burroughs intervista: David Bowie, Patti Smith, Devo, Blondie e Robert Palmer.

maggio 29, 2009 by admin  
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rock-and-rollWilliam Burroughs incontra David Bowie, Patti Smith, i Blondie e i Devo. E la “Parola”, il “virus che viene dallo spazio”, quella stessa “Parola”, costante oggetto di destrutturazione, diventa conversazione costruttiva, che descrive il clima socio-culturale di un’epoca e nello stesso momento contribuisce a crearlo. Questa raccolta di interviste esplora i rapporti che lo scrittore americano ha intessuto nel corso degli anni con la scena musicale, fino a divenire per molti un punto di riferimento e un’icona. Non a caso l’eccesso, le droghe, il viaggio psichedelico, ma anche l’alienazione e lo spazio come unico rifugio per la razza umana sono, da trent’anni a questa parte, temi centrali in certe zone musicali. Completano il volume l’intervista di Robert Palmer, per il settimanale Rolling Stone, che consacrò la fama di Burroughs presso il grande pubblico, e quella del poeta Antonio Veneziani.

Rolling Stones

maggio 22, 2009 by admin  
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rolling-stonesHo acquistato questo libro oggi, è un po’ datato ma lo si trova ancora ed anche a un buon prezzo. Questa è la storia del più famoso, e sicuramente più longevo, gruppo rock di tutti i tempi. I Rolling Stones hanno infiammato il cuore di intere generazioni con i loro concerti esplosivi e con una produzione discografica sempre all’avanguardia. E in tutto questo, il rock’n'roll è stato il motore che li ha sospinti verso le vette della celebrità e talvolta li ha gettati nell’abisso di autentiche tragedie personali.

Attraverso le parole degli stessi protagonisti, dei loro amici, e con l’ausilio di splendide fotografie scattate dagli anni cinquanta a oggi, il volume ripercorre la carriera e la vita privata di Mick & compagni, da Altamont a Live Aid, dagli scandali e le condanne per droga al matrimonio e ai figli.

Un ritratto a tutto tondo degli unici, inimitabili “Kings of Rock’n'roll.

Russ Meyer: il regista porno che ha ispirato la musica rock

maggio 11, 2009 by admin  
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motorpsychoAlzi la mano chi conosce il nome dell’unico regista della storia del cinema, capace di ispirare il nome di ben quattro band musicali che, con stili e in tempi diversi, sono riuscite a ritagliarsi un proprio spazio nel mondo della musica.
Nessuno sa rispondere?… Va bene, ci penso io: Russ Meyer.
A questo punto, gli stessi che non avevano alzato la mano pochi secondi fa, staranno già smanettando su Google e Wikipedia, per cercare di saperne di più. Lasciate perdere e continuate a leggere: basta raccontare le gesta e la produzione di questo grande cineasta, per capire chi siano le quattro band.
Quindi cominciamo: Russ Meyer, potrebbe innanzitutto essere definito il Tinto Brass americano, se non fosse che è il mitico Tinto – non ce ne vorrà – ad essere… una specie di Russ Meyer italiano. Pruriti, vizzi privati, sesso, violenza, il campionario che mette in mostra nelle sue pellicole, tra il 1965 e la fine degli anni Settanta, riesce ad essere veritiero ma allo stesso tempo intriso di umorismo, satira, di una spruzzata di grottesco, quando serve. Basta un esempio: ricordate, nel film “Amici miei”, quando Paolo Stoppa va a fare la… cacca e Renzo Montagnani gliela ruba per fargli credere di avere qualche malattia strana? Tra le scene indimenticabili di quella indimenticabile serie di film, quella è l’unica rubata. Rubata da “Beneath the valley of the ultravixen”, copiata quasi papale papale.
Ecco, Russ Meyer – scusate il paragrafo rubato alla critica cinematografica – sa essere surreale nella sua comicità; dipinge la società americana, soprattutto quella dei piccoli centri, sgignazzando dietro la cinepresa, prendendo allegramente per il culo gli stereotipi che la compongono.
Proprio la sua prima fatica, racconta di un dramma rurale. E si chiama “MUDHONEY” come la band grunge di Seattle, che tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta seppe crearsi, tra Perl Jam, Soundgarden e Nirvana, una propria e ben distinta fetta di pubblico.
Nello stesso anno, altra pellicola e altro gruppo di giovani musicisti da ispirare: esce nelle sale “MOTORPSYCHO”, film che racconta di bande giovanili e di motociclette. Un quarto di secolo dopo, un gruppo di giovani creativi norvegesi adotta il titolo e diventa, nel giro di pochi anni, una delle band più complete, trascinanti e – purtroppo – meno conosciute della storia del rock.
Passano neanche dodici mesi, è il cineasta morto nel 2004 ne combina un’altra: prende le motociclette che fanno tanto James Dean e Marlon Brando e ci mette sopra tre belle, crudeli e spregiudicate ragazze. Ecco “FASTER, PUSSYCAT! KILL! KILL!”, che negli anni Ottanta verrà ripreso e cambiato in “Faster Pussycat” dai cinque componenti di una band glam rock piuttosto nota ai tempi.
Passano un paio d’anni, arriva il 1968 con tutti i suoi colori e i suoi suoni. E Meyer inaugura come meglio non potrebbe la sua stagione Pop: mischia i cartoni animati con il porno, i machi americani con uno stuolo di belle donne procaci ed ecco che “VIXEN” si presenta al mondo. Un film costato poche migliaia di “verdoni”, che riesce a incassare 26 milioni di dollari al botteghino e che, più o meno vent’anni dopo, ispira un gruppo di ragazze – guarda caso molto formose – con l’hard rock nel sangue.
Quattro film, quattro gruppi musicali. Ma dietro a questa piccola grande storia di musica e cinema, c’è molto di più. Ci sono appunto musica e cinema, le sonorità dei gruppi di cui vi ho parlato e le immagini del regista che li ha ispirati. E per questo che mi fermo qua: approfondite da soli adesso. Cercate, gente, cercate…

Roberto Scucca

Rock in USA negli anni ’70: il Southern Rock

aprile 23, 2009 by admin  
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Il Sud degli Stati Uniti è la culla di tutta la musica nazionale, poiché proprio qui sono nati tutti i generi più significativi della cultura musicale nazionale (blues, jazz, soul, rock and roll, country).

Negli anni settanta una serie di giovani bands “38 Special” ed altre nate, appunto, nel Sud si rifece a tale tradizione, creando una forma ibrida che assommava tutte le influenze musicali della regione ma che, al contempo, era qualcosa di nuovo. Infatti, questi nuovi sudisti erano cresciuti con l’amore per il British blues e per la destabilizzante novità portata da artisti come Cream e Rolling Stones ai classici del blues, e certamente tale influenza si fece sentire, in particolare nel gusto con cui le Southern bands inscenavano lunghe improvvisazioni con l’ausilio di più strumenti rispetto all’ordinaria formazione rock (si pensi alle tre chitarre di Lynyrd Skynyrd, Molly Hatchet e Outlaws e alle due batterie di Allman Brothers Band e Charlie Daniels Band). Read more

Rock in USA negli anni ‘70: West Coast

aprile 16, 2009 by admin  
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crosbyDopo l’esodio dei Doors e della cantante texana, californiana d’elezione Janis Joplin, entrambi orientati al rock blues sviluppatosi più che altro nell’area di Los Angeles, il rock californiano si rivolse tra la fine degli anni sessanta e inizio settanta all’area di San Francisco dove subì l’influenza di folk e country già esistenti nella regione dell’Ovest fino alle coste del Pacifico. Questa miscela diede vita al genere chiamato semplicemente West Cost.

Dei gruppi più rappresentativi fecero parte i Jefferson Airplane, i Grateful Dead, i Byrds, i Buffalo Springfield ed i Quick Messenger Service. Fra i primi quattro ci fu molta collaborazione: spesso facevano jam session e collaboravano alla realizzazione di album. Read more

Rock in USA negli anni ’70: la grande mela e la costa atlantica

aprile 15, 2009 by admin  
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velvetNew York fu la città della Pop Art come la California fu la patria d’elezione dei più famosi scrittori e poeti della Beat Generation.

Lo stesso Andy Warhol, icona indiscussa della pop-art, negli anni sessanta aveva promosso la nascita del gruppo rock dei Velvet Underground. Dopo questa esperienza il cantante-compositore dei Velvet, Lou Reed si avvicinò al glam rock con l’aiuto dell’amico David Bowie che produsse i suoi primi album “inglesi”: Lou Reed e Transformer nel 1972 e il crepuscolare Berlin nel 1973.

Nel 1974 con il disco dal vivo Rock N Roll Animal, Lou Reed riuscì nell’intento di sposare il glam con il rock dei Velvet Underground. Continuò nella stessa strada con l’album, Sally can dance, sempre del 1974. Read more

RAZORLIGHT: Slipway fires.

aprile 10, 2009 by admin  
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razorlightDopo due buone prove con “Up all night” e l’omonimo secondo album, ci si aspettava la prova di maturità che li consacrasse come uno dei gruppi di riferimento di quello che è l’ex indie britannico, invece la band ne esce ridimensionata sia nelle classifiche, sia dalle critiche dei media di settore.
“Slipway Fires” è un album mediocre dove si cerca di fare ma non ci si riesce, un lavoro senza “acuti”. Gli unici momenti che li riportano vicino a loro stessi sono “Tabloid lover” e il singolo “Hostage of love”.
Voto 5.

KING OF LEON: Only by the night.

aprile 10, 2009 by admin  
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kings-of-leonAnche questo disco è caratterizzato dal ritmo cadenzato quasi monotono che è un po’ il loro marchio di fabbrica. A tratti ricordano il treno in corsa di Johnny Cash.

Il lavoro è molto valido e grintoso, li riporta al loro lavoro d’esordio. Molto bella la prima traccia “Closer” e la terza “Sex on the fire”, suggestiva la ballata “Reverly”.

Voto 7.

Paul McCartney e Ringo Starr sul palco di “Change Begins Within”

aprile 5, 2009 by admin  
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ringostarPaul McCartney e Ringo Starr, si sono esibiti ieri per raccogliere fondi a favore dell’insegnamento ai bambini di una tecnica di meditazione che aiutò i Beatles quando erano all’apice del successo.

McCartney è stato raggiunto da Starr per una versione di “With a Little Help from My Friends” sul palco del Radio City Music Hall al concerto “Change Begins Within” per la David Lynch Foundation, che aiuta la gente ad apprendere la meditazione trascendentale.

L’esibizione di Paul McCartney è stata il clou di un concerto che ha visto in scena anche Sheryl Crow, Donovan, il cantante dei Pearl Jam Eddie Vedder, il musicista blues-folk Ben Harper e la star della techno Moby.Tra le canzoni scelte dall’ex Beatle, “Let it Be”, “Lady Madonna” e “Blackbird”, in un concerto segnato dalla nostalgia per i due Beatles morti, John Lennon e George Harrison.

La fondazione del regista David Lynch dice di aver fornito dal 2005 borse di studio a più di 100.000 giovani, insegnanti e genitori in 30 paesi a favore dell’apprendimento della tecnica meditativa.

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