JIMI HENDRIX: Valleys of Neptune
22 marzo 2010 by admin
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Il 5 marzo è uscito in cd e in vinile ‘Valleys of Neptune’, raccolta di registrazioni inedite di Jimi Hendrix, curate da Eddie Kramer, storico ingegnere del suono e collaboratore dell’artista fin dai tempi di ‘Are you experienced?’.
Alcuni dei pezzi sono registrati nel 1969 e sono gli ultimi incisi con Mitch Mitchell e Noel Redding, la storica Experience, Di lì a poco avrebbe chiamato Billy Cox al basso, un suo vecchio amico, poi Buddy Miles alla batteria, quindi avrebbe formato The Band of Gypsies.
Questi sono i brani che richiamano l’attenzione al suo metodo di lavoro molto più avanti del suo tempo.
1) Stone Free: La registrazione originale del 1966 della prima formazione dei Jimi Hendrix Experience è conosciuta come una delle canzoni firmate da Jimi. Nel Jimi Hendrix Experience Box Set del 2000 è presente una versione rifatta dal gruppo originale. Hendrix, Mitch Mitchell e Billy Cox hanno registrato questa versione, diversa, nel maggio 1969.
2) Valleys of Neptune: Il brano è stato registrato nel settembre 1969 e nel maggio 1970. La versione con la band al completo non è mai stata pubblicata prima. Un estratto di un demo di questa canzone con Hendrix e la sola presenza di Mitchell alla batteria e del percussionista Juma Sultan è stato incluso nell’album Lifelines pubblicato dalla Reprise/Polydor e rimasto sul mercato solo fra il 1990 ed il 1992.
3) Bleeding Heart: la cover di un classico blues di Elmore James è completamente diversa da quelle apparse su South Saturn Delta e, originariamente, su War Heroes. La registrazione, effettuata nell’aprile 1969, non è mai stata pubblicata prima e vede protagonisti Jimi, Billy Cox ed il batterista Rocky Isaac.
4) Hear My Train A Comin’: la versione elettrica e con la band al completo è diversa da quella famosa eseguita con la chitarra acustica a 12 corde che appariva nel documentario del 1973 Jimi Hendrix e del relativo album Jimi Hendrix: Blues.
5) Mr. Bad Luck: Come Valleys Of Neptune, una versione diversa di questa canzone faceva parte di Lifelines del 1990. Jimi avrebbe poi sviluppato questo brano come Look Over Yonder poi pubblicato in South Saturn Delta.
6) Sunshine Of Your Love: Il classico dei Cream, uno dei brani che il gruppo amava suonare dal vivo nel 1969 e che non è mai stato pubblicato prima.
7) Lover Man: Jimi ha registrato molte versioni di questa canzone, comprese quelle incluse nel Jimi Hendrix Box Set e in South Saturn Delta. Questa è una versione completamente diversa registrata nel febbraio 1969.
8) Ships Passing Through The Night: Brano mai pubblicato prima e preso dall’ultima session della formazione originale dei Jimi Hendrix Experience del 14 aprile 1969.
9) Fire/Red House: I due brani sono stati registrati dalla formazione originale degli Experience nella stessa session del febbraio 1969. Si tratta degli arrangiamenti che Jimi aveva dilatato per l’esecuzione sul palco, quindi non di ‘takes’ alternativi rispetto alle registrazioni originali del 1967.
10) Lullaby For The Summer/Crying Blue Rain: Queste registrazioni dell’aprile 1969 della formazione originale dei Jimi Hendrix Experience non sono mai state pubblicate prima.
ANDEAD: Hell’s Kitchen
8 ottobre 2009 by admin
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Horror Punkabilly, questo fanno gli Andead in “Hell’s Kitchen”.
Andead è il primo lavoro discografico ufficiale di Andre “Rock” Toselli, uno che il Rock’n'Roll in Italia lo conosce bene, uno che per il Rock’n'Roll in Italia continua a fare molto: dai microfoni di Radio 105 in collaborazione con Ringo, a Virgin Radio, a Rock TV, al progetto Rezophonic, alle infinite band in cui ha militato, ai numerosi palchi che ha calcato.
“Hell’s Kitchen” è divertimento prima di tutto: un idea nata molti anni fa, diventata un concetto sulle strade di West Hollywood, influenzata da frequentazioni assidue di Social Distortion, Backyard Babies, Tiger Army, un pizzico di Madball…ha preso la forma di un disco in diversi studi di registrazione Italiani tra il Settembre ed il Dicembre 2008.
I pezzi sono stati presentati per la prima volta dal vivo il 13 giugno sul palco del Rock In Idro.
Hell’s Kitchen è un lavoro in famiglia, fotografa un pezzo della grande famiglia che lavora, su fronti diversi, al Rock ‘n’ Roll in Italia.
C’è lo stesso Ringo, DJ Aladyn, Tato dei Fratelli Calafuria, Ka dei Finley, e numerosi altri.
Che sia in un bar, in un club, in un Festival, è molto probabile che vedrete gli Andead dal vivo nei prossimi mesi. Se è il rock n Roll quello che vi piace, i brani di Hell’s Kitchen non vi lasceranno di certo indifferenti.
TRACKLIST: They Come To Eat Your Brain, Buried Alive, Spiderband, Flowers On My Grave, Razorblade Blues, I Kill You Twice, My Woman, The Devils Got A Great Make Up, Bloody Mary, Something Lovers Don’t Make, Bleeding Like A Stone, Dying, Six Years Of Violence, Don’t Fade Away, Black December, My Brain Is Hanging Upside Down (Bonzo Goes To Bitburg).
CHICKENFOOT: Chickenfoot
23 settembre 2009 by admin
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Avete presente quell’oggetto nero e rotondo che negli anni ‘60 e ‘70 ci ha regalato la più bella musica popolare del secolo scorso? Eccolo qui, un disco per i feticisti del vinile. I Chickenfoot sono un supergruppo composto da Joe Satriani alla chitarra, gli ex Van Halen Sammy Hagar alla voce e Mikael Anthony al basso e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria. Attivi dal 2008 esclusivamente in versione live, ora i CHICKENFOOT, presentano il loro primo omonimo album: il disco include undici brani tipicamente hard-rock, ispirati a formazioni come Led Zeppelin, da dove hanno preso la loro assoluta imprevedibilità dei canovacci blues, da Jimy Hendrix, Black Sabbath, Rolling Stones. Sulla lavagna del loro studio c’è scritto niente eccessi! E di fatti, nei loro pezzi non si sente tutto quel fracasso che Satriani fa nei suoi album solisti, lui stesso dichiara che la definizione esatta è “quattro rocker che si divertono a suonare musica originale e a comporre canzoni democratiche, cioè basate esclusivamente su su voce, chitarra, basso e batteria. A loro non interessa avere sonorità alla moda o cinque o sei opzioni di arrangiamento per piacere ai direttori delle radio FM. Nei loro incontri in studio, Sammy portava i testi e le melodie vocali, Joe lo scheletro delle chitarre mentre Michael e Chad una solida sezione ritmica .Quando si ritrovavano il pezzo fra le mani, correvano in sala di ripresa a registrarlo. Naturalezza e velocità noso state le parole chiave dell’album Chickenfoot.
TRACKLIST:
Avenida Revolution, Soap on a rope, Sexy little thing, Oh yeah, Runnin’ out, Get it up, Down the drain, My kinda girl, Learning to fall, Turnin’ left, Future in the past.
ERIC CLAPTON AND STEVE WINWOOD: Live from Madison Square Garden
26 giugno 2009 by admin
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Il risultato dei tre concerti newyorchesi di Eric Clapton e Steve Winwood del febbraio 2008 è ora stampato su due cd e altrettanti dvd, in una collection dal titolo Live from Madison Square Garden. Una grandiosa scaletta è alla base della buona riuscita di questo lavoro, nel primo cd 12 tracce da intenditori mentre nel secondo si susseguono 9 classici che strizzano l’occhio ad un pubblico più vasto. Apre le danze Winwood con Had to cry today, potente e carica di soul, la stessa che neanche a farlo apposta inaugurava il primo lato di Blind Faith. Clapton risponde con un Rock’n'roll ani ‘50 Low Down e Magic Steve replica con un rithm&blues firmato Buddy Miles. Si continua con una versione claptoniana di Forever Man e con Glad, dell’epoca di Traffic, (40 anni fa) ma che Winwood suona al piano come se l’avesse appena scritta. Nel secondo cd una versione addirittura velocizzata di After Midnight a dimostrare quanto i due siano in gran forma, non mancano i tributi a jimi Hendrix, Little Wing e Voodoo Chile e nemmeno un pezzo di Robert Johnson suonato con una sola chitarra acustica.Per la serie non ci facciamo mancare proprio nulla arrivano uno dietro l’altro Can’t find My way home e Dear Mr. Fantasy, per concludere con Cocaine. La domanda alla fine dell’ascolto nasce spontanea quanto scontata: come mai dopo la breve ma intensa esperienza dei Blind Faith i due ci hanno fatto aspettare 40 anni?
RAZORLIGHT: Slipway fires.
10 aprile 2009 by admin
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Dopo due buone prove con “Up all night” e l’omonimo secondo album, ci si aspettava la prova di maturità che li consacrasse come uno dei gruppi di riferimento di quello che è l’ex indie britannico, invece la band ne esce ridimensionata sia nelle classifiche, sia dalle critiche dei media di settore.
“Slipway Fires” è un album mediocre dove si cerca di fare ma non ci si riesce, un lavoro senza “acuti”. Gli unici momenti che li riportano vicino a loro stessi sono “Tabloid lover” e il singolo “Hostage of love”.
Voto 5.
KING OF LEON: Only by the night.
10 aprile 2009 by admin
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Anche questo disco è caratterizzato dal ritmo cadenzato quasi monotono che è un po’ il loro marchio di fabbrica. A tratti ricordano il treno in corsa di Johnny Cash.
Il lavoro è molto valido e grintoso, li riporta al loro lavoro d’esordio. Molto bella la prima traccia “Closer” e la terza “Sex on the fire”, suggestiva la ballata “Reverly”.
Voto 7.
BRUCE SPRINGSTEEN: Working on a dream.
16 marzo 2009 by admin
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Si può recensire negativamente un disco che nella discografia del 90% dei musicisti rock sarebbe un buon lavoro? Certamente sì, se si sta parlando di Bruce Springsteen, un artista che con il CD in questione tocca forse il punto più basso di una peraltro luminosissima carriera. Come definire un disco che ha il suo pezzo migliore nella bonus track, canzone prestata al recente film The wrestler? Sicuramente l’ispirazione, nella composizione dei pezzi, latita e si fatica, cosa rara quando si scrive del Boss, a pensare che la maggior parte di queste canzoni possa reggere senza annoiare anche dal vivo. Ma ciò di cui si sente decisamente la mancanza è uno Springsteen capace ancora di mettersi alla prova, in qualche modo di rischiare, come ha fatto anche solo pochissimo tempo fa con il progetto con la Seeger Sessions Band (quello sì, davvero, magnifico, in sala di registrazione e in concerto!). E, alla fine, quanto si loda del rapporto di Springsteen con la mitica E Street Band, vale a dire la perfetta intesa in studio e dal vivo, comincia a risultare forse, in entrambe le situazioni, un limite. Forse un produttore differente e con maggiore personalità di Brendan O’Brien potrebbe riuscire, almeno, a tirar fuori dal gruppo un suono meno enfatico e scontato.
WHITE LIES: White lies
13 marzo 2009 by admin
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La band inglese ha le carte in regola per non essere una di quelle classiche meteore made in UK. L’immediato successo che li ha portati al numero uno in classifica rafforzati dalle critiche molto positive degli addetti ai lavori fa di loro una band da tenere sott’occhio. Il loro è un classico Brith-Pop ma è ben suonato e con un bel ritmo, su tutte il singolo “To lose my life” Voto 7,5.
THE PRODIGY: Invaders must die
13 marzo 2009 by admin
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I Prodigy tornano alle origini con un disco che li riporta ai livelli di “The fat of the land” e di “Smack my bitch up”. E’ un vero rullo compressore carico di evocazioni apocalittiche: un mondo di tuoni, di guerrrieri della notte, uno scenario cupo e violento. La formazione al completo è riuscita a riportarci in quegli spazi così brutali e il suono punk-dance è un viaggio unico che ci fa vivere un’avventura da videogame. Molto bello il singolo “Omen”. Voto 8.
STYLE ROCK 2
6 marzo 2009 by admin
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Bella compilation di brani freschi di interpreti emergenti con l’aggiunta di qualche classico qua e la. Il disco permette di avere una serie di singoli senza l’impegno di acquistare i rispettivi CD che, essendo non interpreti consolidati, potrebbero non essere interamente interessanti. L’ascolto del disco è vivace e divertente, quasi tutto da ballare…
Una bella compilation. Voto 8.



