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	<title>Blogandroll.it &#187; Personaggi</title>
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	<description>Musica rock, recensioni cd, dischi, dvd musicali, concerti, libri, e tutto ciò che è rock.</description>
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		<title>Rock and roll virus. Burroughs intervista: David Bowie, Patti Smith, Devo, Blondie e Robert Palmer.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 13:02:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[William Burroughs incontra David Bowie, Patti Smith, i Blondie e i Devo. E la &#8220;Parola&#8221;, il &#8220;virus che viene dallo spazio&#8221;, quella stessa &#8220;Parola&#8221;, costante oggetto di destrutturazione, diventa conversazione costruttiva, che descrive il clima socio-culturale di un&#8217;epoca e nello stesso momento contribuisce a crearlo. Questa raccolta di interviste esplora i rapporti che lo scrittore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-300" style="margin: 10px;" title="rock-and-roll" src="http://www.blogandroll.it/wp-content/uploads/2009/05/rock-and-roll.jpg" alt="rock-and-roll" width="300" height="411" align=left />William Burroughs incontra David Bowie, Patti Smith, i Blondie e i Devo. E la &#8220;Parola&#8221;, il &#8220;virus che viene dallo spazio&#8221;, quella stessa &#8220;Parola&#8221;, costante oggetto di destrutturazione, diventa conversazione costruttiva, che descrive il clima socio-culturale di un&#8217;epoca e nello stesso momento contribuisce a crearlo. Questa raccolta di interviste esplora i rapporti che lo scrittore americano ha intessuto nel corso degli anni con la scena musicale, fino a divenire per molti un punto di riferimento e un&#8217;icona. Non a caso l&#8217;eccesso, le droghe, il viaggio psichedelico, ma anche l&#8217;alienazione e lo spazio come unico rifugio per la razza umana sono, da trent&#8217;anni a questa parte, temi centrali in certe zone musicali. Completano il volume l&#8217;intervista di Robert Palmer, per il settimanale Rolling Stone, che consacrò la fama di Burroughs presso il grande pubblico, e quella del poeta Antonio Veneziani.</p>
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		<title>Russ Meyer: il regista porno che ha ispirato la musica rock</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 16:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alzi la mano chi conosce il nome dell&#8217;unico regista della storia del cinema, capace di ispirare il nome di ben quattro band musicali che, con stili e in tempi diversi, sono riuscite a ritagliarsi un proprio spazio nel mondo della musica. Nessuno sa rispondere?&#8230; Va bene, ci penso io: Russ Meyer. A questo punto, gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-290" style="margin: 10px;" title="motorpsycho" src="http://www.blogandroll.it/wp-content/uploads/2009/05/motorpsycho.jpg" alt="motorpsycho" width="300" height="435" align="left" />Alzi la mano chi conosce il nome dell&#8217;unico regista della storia del cinema, capace di ispirare il nome di ben quattro band musicali che, con stili e in tempi diversi, sono riuscite a ritagliarsi un proprio spazio nel mondo della musica.<br />
Nessuno sa rispondere?&#8230; Va bene, ci penso io: Russ Meyer.<br />
A questo punto, gli stessi che non avevano alzato la mano pochi secondi fa, staranno già smanettando su Google e Wikipedia, per cercare di saperne di più. Lasciate perdere e continuate a leggere: basta raccontare le gesta e la produzione di questo grande cineasta, per capire chi siano le quattro band.<br />
Quindi cominciamo: Russ Meyer, potrebbe innanzitutto essere definito il Tinto Brass americano, se non fosse che è il mitico Tinto – non ce ne vorrà &#8211; ad essere&#8230; una specie di Russ Meyer italiano. Pruriti, vizzi privati, sesso, violenza, il campionario che mette in mostra nelle sue pellicole, tra il 1965 e la fine degli anni Settanta, riesce ad essere veritiero ma allo stesso tempo intriso di umorismo, satira, di una spruzzata di grottesco, quando serve. Basta un esempio: ricordate, nel film “Amici miei”, quando Paolo Stoppa va a fare la&#8230; cacca e Renzo Montagnani gliela ruba per fargli credere di avere qualche malattia strana? Tra le scene indimenticabili di quella indimenticabile serie di film, quella è l&#8217;unica rubata. Rubata da “Beneath the valley of the ultravixen”, copiata quasi papale papale.<br />
Ecco, Russ Meyer – scusate il paragrafo rubato alla critica cinematografica – sa essere surreale nella sua comicità; dipinge la società americana, soprattutto quella dei piccoli centri, sgignazzando dietro la cinepresa, prendendo allegramente per il culo gli stereotipi che la compongono.<br />
Proprio la sua prima fatica, racconta di un dramma rurale. E si chiama “MUDHONEY” come la band grunge di Seattle, che tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta seppe crearsi, tra Perl Jam, Soundgarden e Nirvana, una propria e ben distinta fetta di pubblico.<br />
Nello stesso anno, altra pellicola e altro gruppo di giovani musicisti da ispirare: esce nelle sale “MOTORPSYCHO”, film che racconta di bande giovanili e di motociclette. Un quarto di secolo dopo, un gruppo di giovani creativi norvegesi adotta il titolo e diventa, nel giro di pochi anni, una delle band più complete, trascinanti e – purtroppo &#8211; meno conosciute della storia del rock.<br />
Passano neanche dodici mesi, è il cineasta morto nel 2004 ne combina un&#8217;altra: prende le motociclette che fanno tanto James Dean e Marlon Brando e ci mette sopra tre belle, crudeli e spregiudicate ragazze. Ecco “FASTER, PUSSYCAT! KILL! KILL!”, che negli anni Ottanta verrà ripreso e cambiato in “Faster Pussycat” dai cinque componenti di una band glam rock piuttosto nota ai tempi.<br />
Passano un paio d&#8217;anni, arriva il 1968 con tutti i suoi colori e i suoi suoni. E Meyer inaugura come meglio non potrebbe la sua stagione Pop: mischia i cartoni animati con il porno, i machi americani con uno stuolo di belle donne procaci ed ecco che “VIXEN” si presenta al mondo. Un film costato poche migliaia di “verdoni”, che riesce a incassare 26 milioni di dollari al botteghino e che, più o meno vent&#8217;anni dopo, ispira un gruppo di ragazze – guarda caso molto formose – con l&#8217;hard rock nel sangue.<br />
Quattro film, quattro gruppi musicali. Ma dietro a questa piccola grande storia di musica e cinema, c&#8217;è molto di più. Ci sono appunto musica e cinema, le sonorità dei gruppi di cui vi ho parlato e le immagini del regista che li ha ispirati. E per questo che mi fermo qua: approfondite da soli adesso. Cercate, gente, cercate&#8230;</p>
<p><em>Roberto Scucca</em></p>
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